Psicologa per adolescenti a Firenze

Un sostegno per i ragazzi e per i genitori

L’adolescenza è una delle fasi più intense della vita, per i ragazzi e per chi sta loro accanto. Cambiano il corpo, le emozioni, le amicizie, il modo di guardare se stessi e i genitori, e la comunicazione in famiglia può diventare all’improvviso difficile. A Firenze, presso lo studio Eureka!, la Dott.ssa Valentina Falanga, psicologa e psicoterapeuta, accompagna sia i ragazzi sia i genitori, lavorando sulla relazione tra loro.

Un’età di cambiamenti che mette alla prova la famiglia

Nell’adolescenza il compito centrale è costruire un’identità propria, distinta da quella dei genitori. È un processo necessario, e porta con sé distanza, ribellione, bisogno di spazio e di indipendenza. Un certo grado di conflitto con i genitori è normale e fa parte della crescita: anzi, a volte sono le adolescenze “troppo tranquille”, in cui non emerge mai alcun malessere, a meritare più attenzione.

Il problema nasce quando il dialogo si inceppa: i ragazzi si sentono incompresi o schiacciati dalle aspettative, i genitori si sentono preoccupati, frustrati o messi da parte, e ciascuno finisce per parlare senza essere ascoltato. È una situazione comune e non vuol dire che qualcuno stia sbagliando: spesso i modi che funzionavano nell’infanzia non funzionano più, e la famiglia ha bisogno di trovarne di nuovi.

Quando non è più “solo una fase”

Gli sbalzi d’umore e le chiusure fanno parte dell’età. Conviene però prestare attenzione quando alcuni segnali durano più di qualche settimana e interferiscono con la vita di tutti i giorni:

  • isolamento marcato e prolungato, dagli amici e dalla famiglia;
  • calo improvviso del rendimento scolastico, disinteresse o rifiuto di andare a scuola;
  • cambiamenti nel sonno o nell’alimentazione;
  • irritabilità, tristezza o apatia persistenti, perdita di interesse per ciò che prima piaceva;
  • ansia, attacchi di panico o disturbi fisici ricorrenti, come mal di testa e mal di pancia, senza una causa medica chiara;
  • uso di alcol o sostanze;
  • episodi di bullismo, subito o agito, o forti difficoltà con i coetanei;
  • gesti di autolesionismo o pensieri ricorrenti di non valere.

Non servono diagnosi “fai da te”: conta la durata dei segnali e quanto pesano sulla vita del ragazzo e della famiglia. In caso di dubbio, parlarne con una professionista è sempre una buona scelta.

Se temi per la sicurezza di un ragazzo. In caso di pericolo immediato chiama il 112 o rivolgiti al pronto soccorso. Il Telefono Azzurro (19696) è gratuito, attivo 24 ore su 24 anche in chat, e risponde sia ai ragazzi sia agli adulti. Per le emergenze che coinvolgono minori c’è il 114 Emergenza Infanzia.

Come parlarsi: qualche indicazione per i genitori

  • Scegliere il momento. I discorsi importanti funzionano poco subito dopo un rimprovero o nel mezzo di una discussione: meglio aspettare un momento più calmo.
  • Ascoltare senza giudicare. Fare domande aperte e lasciare spazio alle risposte, senza interrompere o correggere subito.
  • Rispondere al bisogno, non solo al contenuto. Dietro una frase aggressiva o un “non mi capisci” c’è spesso un bisogno: di autonomia, di fiducia, di sentirsi visti.
  • Non minimizzare e non colpevolizzare. Riconoscere ciò che il ragazzo prova, anche quando non lo si condivide, aiuta a restare in contatto.
  • Tenere aperto il canale. Anche quando sembra che non ascolti, esserci con costanza e senza invadere fa la differenza.

Sono indicazioni generali: ogni famiglia ha la sua storia e il suo modo di comunicare, ed è su questo che si lavora insieme.

Se sei un ragazzo o una ragazza

Sentirsi incompresi, sotto pressione, diversi dagli altri o in conflitto con i propri genitori è molto più comune di quanto sembri. Chiedere aiuto non significa essere “sbagliati”: significa avere uno spazio tutto tuo, con una persona adulta che ascolta senza giudicare e che non è né un genitore né un insegnante.

Come può aiutare una psicologa e psicoterapeuta

In adolescenza il disagio raramente riguarda una persona sola: coinvolge il ragazzo, i genitori e il modo in cui comunicano. Per questo il lavoro può svolgersi su più livelli, scelti insieme in base alla situazione.

Con il ragazzo o la ragazza

Uno spazio riservato per parlare di emozioni, ansia, scuola, amicizie, corpo, relazioni e identità, senza giudizio e con tempi rispettosi.

Con i genitori

Una consulenza per capire cosa sta succedendo, come comunicare, come dare regole e confini senza scontri continui e come sostenere senza invadere. I genitori possono venire anche da soli.

Con tutta la famiglia

Incontri insieme per ritrovare un dialogo, affrontare i conflitti e rendere la vita familiare più serena.

La Dott.ssa Falanga lavora con ragazzi, genitori e famiglie, anche sulle difficoltà scolastiche, e accompagna le famiglie nei momenti in cui la comunicazione si blocca. Per i genitori esiste anche il percorso “SOS adolescenza”, descritto nella pagina Genitori.

Come si svolge il percorso

  1. Primo colloquio. Spesso inizia dai genitori, o dalla famiglia insieme, per capire cosa preoccupa, la storia del ragazzo e cosa ci si aspetta dal percorso.
  2. Incontri con il ragazzo. Se c’è l’accordo di tutti, si costruisce uno spazio in cui il ragazzo possa parlare con i suoi tempi.
  3. Aggiornamenti ai genitori. Ai genitori viene restituito l’andamento generale del percorso, nel rispetto della riservatezza dei colloqui.
  4. Incontri congiunti e confronto con la scuola, quando servono. Per lavorare sulla comunicazione in famiglia e, se utile, collaborare con gli insegnanti.

Frequenza e durata si concordano insieme, in base alle esigenze della famiglia.

Consenso e riservatezza

Per i minorenni, il Codice deontologico degli psicologi prevede di norma il consenso informato di entrambi i genitori (o di chi esercita la responsabilità genitoriale). Con i ragazzi le regole di riservatezza vengono spiegate e concordate fin dall’inizio: ai genitori si restituisce l’andamento generale del percorso, mentre i contenuti specifici dei colloqui restano riservati, salvo situazioni di pericolo grave.

Domande frequenti

Come capisco se è una fase o un problema?

Un po’ di conflitto e di chiusura sono normali. Merita attenzione quando i segnali durano più di qualche settimana e pesano sulla vita quotidiana: scuola, amicizie, sonno, umore, rapporti in famiglia.

Mio figlio non vuole venire: cosa posso fare?

Forzarlo di solito non aiuta. Spesso si parte da un colloquio con i genitori, che aiuta a cambiare il clima in famiglia: il ragazzo può avvicinarsi in un secondo momento, quando non si sente “mandato” ma rispettato.

Possiamo venire solo noi genitori?

Sì. Una consulenza ai genitori è un modo utile per capire cosa sta succedendo e come comunicare meglio, anche quando il ragazzo non è pronto a partecipare.

Serve il consenso di entrambi i genitori?

Per i minorenni, di norma sì: serve il consenso informato di entrambi i genitori o di chi esercita la responsabilità genitoriale. In caso di separazione se ne parla al primo colloquio.

Quello che racconta mio figlio mi verrà riferito?

Ai genitori si restituisce l’andamento generale del percorso. I contenuti specifici dei colloqui restano riservati, salvo situazioni di pericolo grave. Le regole si concordano fin dall’inizio.

Cosa faccio se temo per la sicurezza di mio figlio?

In caso di pericolo immediato chiama il 112 o vai al pronto soccorso. Il Telefono Azzurro 19696 è gratuito, attivo 24 ore su 24 anche in chat, e il 114 Emergenza Infanzia è il numero per le emergenze che coinvolgono minori.

Quanto dura il percorso e quanto costa?

Dipende dalla situazione e dal tipo di percorso. Durata e costi si definiscono al primo colloquio: scrivici per un preventivo.

Come prenoto?

Scrivici su WhatsApp al 342 677 2501 o dalla pagina Contatti.

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